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Guida · Per chi fa progetti
Metodologie senza dogmi
Waterfall, Scrum, Kanban, Lean, PRINCE2: che cosa promettono, quando funzionano, come scegliere. E perché il metodo si sceglie per il progetto, e non il contrario.
Nel mondo del lavoro ci sono persone che parlano di metodologie come si parla di squadre di calcio. Chi è «agile» guarda chi pianifica come un fossile; chi pianifica guarda gli agili come dilettanti allo sbaraglio. È una discussione che fa perdere molto tempo e non ha mai fatto finire un progetto.
Una metodologia è un insieme di principi, regole e pratiche per organizzare il lavoro. Alcune sono solo principi (come l’Agile), altre sono sistemi completi di temi e processi (come PRINCE2), altre ancora sono elenchi di standard (come il PMBOK) o semplici processi (come Scrum). Nessuna è giusta in assoluto. Ognuna è giusta per qualcosa.
Prima del metodo: il ciclo di vita
Ogni progetto attraversa cinque fasi: avvio, pianificazione, esecuzione, monitoraggio, chiusura. Quello che cambia da un approccio all’altro è come le si attraversa.
| Ciclo di vita | Come funziona | Quando ha senso |
|---|---|---|
| Predittivo (a cascata) | Le fasi si attraversano una volta, in ordine. Tutto si pianifica all’inizio | Perimetro chiaro e stabile, un’unica consegna finale |
| Iterativo | Le fasi si ripetono, e la soluzione si affina a ogni giro | Il perimetro non è chiaro, ma si vuole arrivare alla soluzione migliore |
| Incrementale | Si consegna un pezzo funzionante alla volta, ognuno completo | Serve consegnare presto, e il resto può aspettare |
| Agile (adattivo) | Iterativo più incrementale: cicli brevi, ognuno con il suo feedback | Il cambiamento è probabile e il feedback è essenziale |
| Ibrido | Si combinano gli approcci, fase per fase | Quasi sempre, nella vita reale |
Le metodologie più diffuse
- Waterfall. Pianificazione dettagliata, fasi in sequenza, documentazione. Promette prevedibilità su tempi, costi e perimetro. Funziona quando i requisiti sono stabili; soffre quando cambiano a metà.
- Scrum. Un team piccolo, multifunzionale e autonomo che lavora in cicli brevi (gli sprint, di solito da una a quattro settimane), partendo da un elenco di priorità (il backlog) e chiudendo ogni ciclo con una revisione e una retrospettiva. Funziona quando si può consegnare a pezzi e il cliente partecipa; si svuota quando restano solo le cerimonie.
- Kanban. Rende visibile il lavoro su una lavagna, limita le attività in parallelo, migliora il flusso. Non ha cicli fissi: è perfetto per il lavoro continuo, come un reparto creativo che riceve richieste ogni giorno.
- Lean. Eliminare gli sprechi, massimizzare il valore, migliorare continuamente. È più una filosofia che un metodo, e nasce in fabbrica, nel sistema di produzione Toyota.
- PRINCE2. Fasi, ruoli e responsabilità definiti, controllo costante: PRojects IN Controlled Environments. Funziona nelle organizzazioni grandi e nei progetti in cui si deve rendere conto di ogni passaggio.
- Crystal. Persone e interazioni al centro, regole adattate alle dimensioni e alla criticità del progetto.
Il manifesto agile, in breve
Nel 2001 diciassette sviluppatori firmano il Manifesto for Agile Software Development. Dice di preferire gli individui e le interazioni ai processi e agli strumenti, il software funzionante alla documentazione esaustiva, la collaborazione con il cliente alla negoziazione dei contratti, la risposta al cambiamento al rispetto di un piano. E aggiunge una frase che i tifosi dimenticano spesso: le voci a destra hanno valore, ma quelle a sinistra ne hanno di più. Non è un manifesto contro la pianificazione: è un manifesto sulle priorità.
Come scegliere
Prima di scegliere un metodo, conviene farsi sei domande sul progetto.
| Domanda | Se la risposta è… | …tende verso |
|---|---|---|
| Il perimetro è definito e stabile? | Sì / No, cambierà | Predittivo / Adattivo |
| Il team è grande o piccolo? | Grande, con ruoli diversi / Piccolo | Predittivo / Adattivo |
| Il cliente partecipa attivamente? | Solo all’inizio e alla fine / Sì, spesso | Predittivo / Adattivo |
| Il budget è fisso? | Sì / C’è flessibilità | Predittivo / Adattivo |
| Le scadenze sono rigide? | Sì, con un’unica consegna / Si può consegnare a rilasci | Predittivo / Adattivo |
| Si può ragionare per MVP? | No, serve tutto subito / Sì, si parte dall’essenziale | Predittivo / Adattivo |
Raramente tutte le risposte puntano dalla stessa parte. Ed è lì che nasce l’approccio ibrido, che è la regola più che l’eccezione. Un esempio frequente in agenzia: contratto, perimetro e tappe principali gestiti in modo predittivo, perché il cliente ha bisogno di date e costi certi; produzione organizzata in sprint, con revisioni frequenti; richieste continue e piccole manutenzioni gestite con una lavagna Kanban.
Gli errori più comuni
- Il metodo come identità. Quando un team difende il proprio metodo più del risultato, ha smesso di lavorare per il progetto.
- Le cerimonie senza sostanza. Daily, sprint e retrospettive fatti per abitudine, senza che cambi niente. È Agile solo di nome.
- Il metodo come strumento di potere. Regole usate per controllare le persone, non per aiutarle a lavorare.
- La rigidità di chi ha previsto tutto. Nel Waterfall, tutto quello che non è stato previsto diventa un punto debole. Il piano serve; l’imprevisto arriva lo stesso.
- Cambiare metodo a metà senza dirlo. Il cliente pensava di comprare un risultato definito e si trova dentro un processo iterativo, o viceversa. La metodologia va dichiarata, già nello Statement of Work.
Imparare dagli errori, tutti insieme
L’ultima cosa che i metodi hanno in comune è la più importante: funzionano solo se si guarda indietro. Retrospettive, debrief, lezioni apprese: comunque le si chiami, sono il momento in cui un team decide che cosa tenere e che cosa cambiare. Ed è lì che il metodo smette di essere un dogma e diventa un modo di lavorare.
Le domande giuste
- Scegliamo il metodo per il progetto, o il progetto per il metodo?
- Che cosa ci serve davvero di Scrum, Kanban o Waterfall in questo caso?
- Il cliente sa con quale approccio lavoriamo, ed è scritto?
- Le nostre cerimonie cambiano qualcosa, o sono un’abitudine?
- Dove raccogliamo quello che impariamo dagli errori?
Nel libro
Non sono mai stato un fan della lotta tra gli approcci per ribadire quanto il proprio sia vincente rispetto agli altri.
Gordon Wayfarer, p. 197
In Breakdown Nuova Elysium è divisa in caste, e ognuna ha fatto di una metodologia la propria identità: Scrum, Waterfall, Kanban, Crystal, PRINCE2. Quando il Lean diventa uno strumento di potere, Gordon sventa un colpo di stato con alleati di caste diverse. Alla fine la città si ricostruisce senza dogmi, e nasce una Consulta dei Metodi per documentare quello che tutti imparano dai propri errori.
Le metodologie a confronto Nessun metodo è un dogma Caso 07 · Breakdown
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