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Perché rimandiamo (e come smettere)
Non è pigrizia: quasi sempre è paura, perfezionismo o un compito troppo grande. Come rimpicciolirlo e cominciare.
C’è una telefonata che rimandi da settimane. Una mail a cui «rispondo domani». Una dichiarazione, un preventivo da chiedere, un armadio da svuotare. Nel frattempo hai riordinato la scrivania, risposto a messaggi che potevano aspettare e scoperto tutto sulla migrazione delle anguille.
Rimandare non è un difetto di carattere, e quasi mai è pigrizia. Chi studia la procrastinazione la descrive come un problema di gestione delle emozioni più che del tempo: evitiamo il compito perché ci mette a disagio, e il sollievo immediato di evitarlo vince sul beneficio futuro di averlo fatto. Ogni volta che lo rimandiamo, il disagio cresce. Ed è per questo che, prima o poi, diventa un fantasma.
Perché rimandiamo
Nei progetti si dice che un problema ben definito è già mezzo risolto. Vale anche qui: prima di cercare una tecnica, conviene capire che tipo di rinvio è.
- Paura di sbagliare. Finché non lo faccio, non posso farlo male. Il compito resta lì, intatto e minaccioso.
- Perfezionismo. Se non posso farlo benissimo, preferisco non cominciare. È la paura di sbagliare con il vestito buono.
- Compito troppo grande o troppo vago. «Sistemare le finanze» non si può fare. «Scaricare l’estratto conto di settembre» sì.
- Nessun motivo che senta mio. Il compito ha senso per qualcun altro, o ne ha uno così lontano che non lo vedo.
- Tutto sembra urgente. E allora faccio le cose urgenti e piccole, che danno soddisfazione, e lascio indietro quelle importanti, che non scadono mai finché non è troppo tardi.
Come smettere (un compito alla volta)
Trova la prossima azione fisica
Non «preparare la presentazione», ma «aprire il file dell’anno scorso e copiare l’indice». Una cosa che si fa con le mani, in pochi minuti. È lo stesso principio con cui i PM spezzano un progetto in attività: il cervello parte molto più volentieri da un passo piccolo e chiaro.
Se ci vogliono due minuti, fallo adesso
La regola di David Allen è semplice: se un compito richiede meno di due minuti, farlo costa meno che ricordarselo. Rispondi a quella mail, prenota quella visita, firma quel modulo.
Dagli un tempo, non un traguardo
Invece di «finisco la relazione», prova con «ci lavoro 25 minuti». Un timer, il telefono in un’altra stanza, una pausa alla fine. È la tecnica del pomodoro: abbassa la posta in gioco, perché non devi finire, devi solo cominciare. E una volta cominciato, spesso si continua.
Separa l’importante dall’urgente
La matrice di Eisenhower divide le cose da fare in quattro: importanti e urgenti (subito), importanti ma non urgenti (da pianificare), urgenti ma non importanti (da delegare o ridurre), né l’una né l’altra cosa (da eliminare). La procrastinazione vive nel secondo quadrante: le cose importanti che non scadono mai. Mettile in agenda come un appuntamento.
Quando invece tutto sembra scadere oggi, c’è un trucco che nel libro usa Angelita: togli le ore dal conto, pensa in un’unità di tempo generica. Abbatti la barriera dell’urgenza e torni a vedere che cosa conta davvero.
Trova un custode del tempo
Le scadenze che ci diamo da soli sono facili da spostare. Quelle condivise no. Di’ a qualcuno che cosa farai e entro quando; lavora accanto a qualcun altro, anche in silenzio; prendi un impegno con una data esterna. Nei progetti c’è chi tiene il tempo per tutti: nella vita, possiamo chiederlo a un’amica.
Perdonati il rinvio di ieri
Sembra controintuitivo, ma funziona: uno studio di Wohl, Pychyl e Bennett (2010) ha osservato che gli studenti che si erano perdonati per aver rimandato lo studio del primo esame rimandavano meno per il successivo. La colpa alimenta il disagio, e il disagio alimenta il rinvio. Ripartire da oggi è più utile che rimproverarsi per ieri.
Quando rimandare è la scelta giusta
Non tutto il rinvio è procrastinazione. A volte aspettare è una decisione: mancano informazioni, la situazione deve maturare, la cosa semplicemente non serve. La differenza è che una decisione si prende, e ha una data in cui la riconsideri. Il rinvio, invece, succede.
Le domande giuste
- Che cosa mi spaventa davvero, di questo compito?
- Qual è la prossima azione, così piccola da sembrare ridicola?
- È importante o è solo urgente? E questo che sto facendo adesso?
- A chi posso dire entro quando lo farò?
- Sto rimandando, o ho deciso di aspettare? Fino a quando?
Nel libro
Ogni difficoltà su cui si sorvola, diventa un fantasma che turberà i nostri sonni.
La frase di Chopin decifrata nel Prisma di Gantt, p. 138
Nel Prisma di Gantt cinque sconosciuti hanno due ore e otto stanze da superare. In una prova ci sono cinque attività, quattro ore, priorità e scadenze diverse: due ingegneri impostano un problema di programmazione lineare, la psicoterapeuta e la giornalista usano Eisenhower e MoSCoW e arrivano alla stessa risposta, prima. E Rylee, che si sente l’anello debole, sceglie un ruolo: tenere il tempo.
Eisenhower e MoSCoW Chronos, il custode del tempo Caso 05 · Il prisma di Gantt
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