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Guida · Per tutti
Risolvere problemi mantenendo il buonumore
Dieci cose che ho imparato nel mio viaggio tra le «opportunità», come PM, manager e consulente.
Un giorno mi hanno fatto una domanda che mi ha tenuta sveglia per giorni: «Come riesci a rimanere sana di mente nel tuo ruolo di imbuto dei problemi?».
Chi gestisce progetti, team o aziende passa buona parte del tempo a ricevere problemi: quelli degli altri, quelli che nessuno ha visto arrivare, quelli che arrivano tutti insieme il venerdì alle sei. Trasformarli in opportunità, c’è chi dice sia un’arte e chi un’attitudine. Io credo si possa imparare.
Ho provato a mettere in fila le dieci cose che mi aiutano di più. Non servono solo a chi fa il mio mestiere: valgono per chiunque abbia una giornata storta, un progetto in salita o una famiglia da far quadrare.
- Accetta quello che sei e abbraccia quello che sai fare meglio. Anche se non era il tuo sogno nel cassetto: per quello c’è sempre spazio nella vita «B». I problemi si risolvono meglio con i talenti che hai che con quelli che vorresti avere.
- Abbasso il «TripAdvisor effect». Se qualcosa non ti va bene: dillo. Hai presente chi lascia una recensione negativa senza aver mai segnalato il problema durante il soggiorno? Toglie alla struttura la possibilità di rimediare. Se non lo dici, è sicuro al 100% che non cambierà nulla. Vale in ufficio, in famiglia, nel condominio.
- Impegnati a trovare una gioia al giorno. Anche nelle giornate no. Soprattutto in quelle: è lì che serve di più.
- Se proprio non sei riuscit* a trovarla: inventatela. Basta un po’ di creatività e, soprattutto, volersi bene.
- Le cose, a volte, vanno semplicemente storte. Oggi sembra un dramma; stanotte ti apparirà una soluzione. Uno spritz aiuta (esagerare con l’alcol, no).
- Sbagliare fa parte del percorso. La differenza la fa come reagiamo. Niente panico. Chiedi scusa. Trova una soluzione. In quest’ordine.
- Non problemi, ma opportunità. Se gli cambi nome, troverai prima la via d’uscita. Non chiederti perché: è il cervello a funzionare così. Un «problema» chiede un colpevole, un’«opportunità» chiede un’idea.
- Ogni problema che risolviamo è un passo verso la consapevolezza di poter gestire qualsiasi cosa. Ed è un percorso che serve, prima di tutto, a imparare a gestire noi stessi: le nostre reazioni, le nostre emozioni.
- Sii forte, ma non temere se ti senti fragile. Sii autorevole, ma non preoccuparti se non hai tutte le risposte. Sincerità e trasparenza ripagano sempre. Un «non lo so, ma lo scopro» vale più di una risposta inventata.
- Per ultima, la più importante: non ci sono decaloghi. Non ci sono manuali. Non ci sono verità. Ognuno fa il suo viaggio personale, ma condividere le esperienze aiuta sempre.
Quando è troppo
Il buonumore non è un obbligo, e nessuna di queste dieci cose sostituisce il riposo, un confronto sincero con qualcuno di cui ti fidi o, quando serve, l’aiuto di un professionista. Respirare, camminare, staccare per una sera non sono lussi: sono parte del lavoro. Chiedere aiuto non è una sconfitta: è un modo di risolvere il problema.
Le domande giuste
- Questo problema, tra un mese, sarà ancora così grande?
- Che cosa dipende da me, adesso? E che cosa no?
- A chi devo dire qualcosa che finora ho tenuto per me?
- Qual è stata la piccola gioia di oggi?
- Che cosa ho imparato, l’ultima volta che è andata storta?
Nel libro
La vita è per il 10% cosa ti accade e per il 90% come reagisci.
Deliver or Die, p. 38
Nelle otto storie del libro c’è chi resta lucido mentre tutto va storto e chi non ci riesce. Marie, davanti al feedback più ingiusto della sua carriera, si ripete «Inspira, Marie, espira»; Jack ricorda che arrendersi adesso vorrebbe dire farlo «un’ora prima del miracolo».
Calma e resilienza Crescere nelle crisi Caso 03 · La trappola del feedback negativo
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