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Pianificare: timeline, roadmap e Gantt

Tre strumenti che non sono sinonimi. Come si legge un Gantt, come si costruisce passo per passo, e che cosa fare quando la deadline non torna.

Le critiche alla pianificazione sono sempre le stesse: i piani non sono mai realistici, limitano la creatività, costringono, sono vecchi il giorno dopo. Qualcosa di vero c’è. Ma i progetti che riescono non dipendono dal caso: dipendono dalla scelta di usare la tecnica giusta per quel progetto, e di tenerla aggiornata. Un piano non è una promessa sul futuro: è il modo più rapido per accorgersi che qualcosa non torna, finché c’è tempo per rimediare.

Timeline, roadmap e Gantt non sono sinonimi

Tutti e tre raccontano un progetto nel tempo, ma a persone diverse e con un dettaglio diverso.

StrumentoChe cosa mostraPer chi
TimelineLe tappe principali, in sequenza, con le loro dateChiunque debba avere il quadro d’insieme
RoadmapLa direzione: obiettivi, aree di lavoro, rilasci, per trimestri o anniChi decide la strategia
GanttOgni attività con durata, responsabile e dipendenzeIl team operativo e il PM

La timeline si usa all’inizio e per comunicare; la roadmap tiene allineate le persone su obiettivi che possono cambiare; il Gantt serve a fare il lavoro, giorno per giorno. Insieme, raccontano lo stesso progetto a tutti i livelli.

Un po’ di storia

Henry Gantt (1861–1919) era un ingegnere americano che lavorava sull’organizzazione della produzione. I diagrammi che portano il suo nome li ha resi celebri Wallace Clark, nel 1923, con un libro che li descriveva come uno strumento di lavoro per la direzione: un modo semplice di pianificare, di presentare i fatti in modo comprensibile, di eliminare sprechi e attese, di finire le cose in tempo. Un secolo dopo, la definizione regge ancora.

Come si legge un Gantt

L’asse orizzontale è il tempo; quello verticale elenca le attività, raggruppate per fasi; le barre ne mostrano durata e sequenza. Per ogni attività ci sono nome, durata, data di inizio prevista ed effettiva, risorse assegnate, posizione nella gerarchia, percentuale di completamento.

Le cose da guardare, nell’ordine:

  1. Le attività, partendo dalle macro: che cosa va fatto e come.
  2. Le milestone: le date essenziali, come le consegne al cliente, le approvazioni, l’arrivo dei materiali. Sono punti di controllo, quindi hanno durata zero.
  3. Le dipendenze: che cosa succede se un’attività finisce in ritardo, e quali altre si porta dietro.
  4. Le risorse: quante persone servono, e quando.

Due avvertenze. Spesso esistono due versioni dello stesso Gantt, una interna e una per il cliente: sappi sempre quale stai leggendo. E se qualcosa non ti torna, dillo. Sembra banale; non lo è.

Effort ed elapsed

È la distinzione che confonde di più. L’effort è il lavoro effettivamente necessario; l’elapsed è il tempo che passa tra l’inizio e la fine. Divergono spesso:

  • due giorni di lavoro affidati a una persona impegnata al 50% diventano quattro giorni di calendario;
  • due giorni di lavoro che cominciano di venerdì finiscono il lunedì sera.

Il Gantt per il cliente si basa sull’elapsed, perché deve dare date sicure; quello interno sull’effort, perché serve ad allocare le persone.

Come si costruisce, passo per passo

Prima di aprire lo strumento, tre domande: chi leggerà questo Gantt? Conosco tutte le macro attività? Esiste una data che non si può spostare?

  1. Le macro attività. Senza date, durate o risorse. Il Gantt è un documento che evolve fin dall’inizio.
  2. Le attività di dettaglio. Dentro ogni contenitore, i singoli compiti. Il punto di partenza ideale sono lo Statement of Work e la stima economica.
  3. I passaggi del cliente. Condivisioni, revisioni, approvazioni. Sono le attività più difficili da stimare, soprattutto con un cliente nuovo: nel dubbio, alla prima stesura tienile ampie.
  4. Le milestone. Le date da condividere con cliente e team.
  5. Le dipendenze. Prima tutte a cascata, senza preoccuparsi della data finale. Si ottimizza dopo, su una base solida.
  6. Le risorse. Un’assegnazione di base, che serve anche a verificare che la sequenza sia corretta.
  7. Le giornate di lavoro, dalla stima.

Poi i dettagli che fanno la differenza: gli strumenti conoscono la settimana lavorativa, ma non sempre le festività, che vanno inserite a mano. E gli orari: «consegna il giorno X» deve dire anche entro che ora. Infine il controllo: se dipendenze e assegnazioni sono giuste, il diagramma di utilizzo delle risorse non mostra sovraccarichi.

Quando la deadline non torna

Succede quasi sempre: con tutte le attività in cascata, la data finale cade oltre la scadenza. Gli strumenti per recuperare sono tre.

  • Parallelizzare con più risorse. Il Gantt permette di simulare: quante persone servono davvero per stare nei tempi? Prima di condividere la soluzione, però, va verificata la loro disponibilità reale.
  • Rivedere le dipendenze. Ci sono attività che possono partire senza l’approvazione della grafica? Il backend può cominciare prima del frontend? Ci sono rami di sviluppo indipendenti, come due app per due sistemi operativi?
  • Rivedere i tempi del cliente. Un approccio che funziona: mostrare prima il Gantt senza ottimizzazioni, con la data che ne risulta, e poi la versione che rispetta la scadenza. Rende evidente che la velocità di feedback e approvazioni è un impegno di entrambe le parti. A volte il cliente non potrà accelerare; ma averlo chiarito subito previene molti problemi dopo.

Un esercizio

Minisito e landing social per il lancio di una nuova collezione di borse. Venduti: UX 3 giornate, concept 5, grafica 6; sviluppo frontend del minisito 15, frontend della landing 6, backend 8 (il cliente vuole gestire in autonomia parte dei contenuti); test 3, rilascio 6. Il cliente chiede una settimana per valutare la grafica. Kick-off il 30 aprile, lancio commerciale il 24 giugno. Ci si sta? Che cosa si può parallelizzare?

Il piano è vivo

Un Gantt non è un documento da firmare e archiviare: è uno strumento da aggiornare, ogni settimana, con quello che è successo davvero. Si può fare un Gantt con un foglio di calcolo? Si può disegnare qualcosa che gli somiglia; ma senza dipendenze, calendari e risorse non è un Gantt, è un disegno.

E quando il progetto è troppo incerto per essere pianificato tutto all’inizio, la pianificazione non sparisce: si accorcia. È quello che fanno i metodi agili, con cicli brevi e un elenco di priorità che si rivede a ogni giro.

Le domande giuste

  1. A chi serve questo piano, e quale versione sta leggendo?
  2. Qual è la data che non si sposta, e quale catena di attività la tiene in ostaggio?
  3. Ho distinto il lavoro necessario dal tempo che passerà?
  4. I tempi del cliente sono scritti nel piano, e il cliente lo sa?
  5. Quando aggiorno il piano con quello che è successo davvero?

Nel libro

Una sequenza di eventi interconnessi e interdipendenti.

Il Gantt come la vita, nel Prisma di Gantt, p. 159

Nel Prisma di Gantt cinque sconosciuti hanno due ore e otto stanze: pianificazione, tempo, ruoli. Il prisma del titolo serve a cambiare punto di vista. E prima del racconto, il libro dedica un interludio ad Archia, Gantt e Taylor.

Pianificare e adattarsi Il piano lampo Chronos, il custode del tempo Caso 05 · Il prisma di Gantt

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