Le guide / Per chi fa progetti
Guida · Per chi fa progetti
Stakeholder, ruoli e responsabilità
Chi conta in un progetto, quanto conta e che cosa si aspetta. La matrice potere-interesse, la RACI, le asimmetrie informative. Perché i progetti li fanno le persone.
I progetti li fanno le persone. Si può avere il piano perfetto, il budget giusto e la tecnologia migliore, ma basta una relazione incrinata, un’incomprensione o un’informazione che non arriva a chi doveva arrivare per compromettere il progetto più promettente. Per questo il primo lavoro di un PM non è sul calendario: è sulla mappa delle persone.
Chi sono gli stakeholder
Sono tutte le persone, i gruppi e le organizzazioni che hanno un interesse nel progetto o un’influenza su di esso, dentro e fuori dall’azienda: il cliente e i suoi capi, il team, i fornitori, gli utenti finali, a volte i concorrenti o i regolatori. Analizzarli serve a capirne aspettative, bisogni, motivazioni e possibili conflitti, e a decidere come coinvolgerli.
L’analisi ha quattro fasi:
- Identificare tutti gli attori, anche quelli indiretti, tenendo conto di influenza, potere, accesso alle risorse e possibile resistenza al cambiamento.
- Mappare le relazioni: chi influenza chi, dove ci sono alleanze, conflitti, rapporti di forza. È qui che si scoprono i veri decisori e i veri ostacoli.
- Capire interessi e aspettative di ciascuno, con interviste, conversazioni, documenti.
- Decidere le azioni: come coinvolgere ognuno, con quale comunicazione, come gestire i conflitti.
Non è un esercizio da fare una volta sola. Le persone cambiano ruolo, priorità, umore; la mappa va aggiornata.
La matrice potere-interesse
Lo strumento più usato incrocia due domande: quanto potere ha questa persona sul progetto? Quanto le interessa? La matrice, resa nota da Colin Eden e Fran Ackermann, dà quattro strategie.
| Interesse basso | Interesse alto | |
|---|---|---|
| Potere alto | Tenere soddisfatti. Informati sulle decisioni e sui risultati principali, senza sovraccaricarli. Comunicazione sporadica, sintetica, orientata ai fatti | Gestire da vicino. Coinvolti attivamente, con una comunicazione frequente, diretta, personalizzata, centrata su benefici e rischi |
| Potere basso | Monitorare. Poca attenzione, comunicazione occasionale e breve, sui risultati raggiunti | Tenere informati. Ascoltarli e dare riscontro. Comunicazione regolare, informale, partecipativa |
Dalla matrice nasce il piano di comunicazione: per ogni persona chiave, che cosa deve sapere, con quale frequenza e in che modo. Per esempio: il direttore marketing vuole vedere solo le milestone e le decisioni strategiche, in steering committee; la brand manager approva gli output e partecipa all’allineamento settimanale; la sua assistente è il riferimento operativo quotidiano, per telefono e per mail.
La matrice RACI
Se la mappa degli stakeholder dice chi conta, la RACI dice chi fa che cosa. Per ogni attività o decisione:
- R, Responsabile: chi fa concretamente il lavoro;
- A, Approvatore (Accountable): chi ne risponde e dà l’ok finale. Uno solo;
- C, Consultato: chi dà un contributo prima; la comunicazione va nei due sensi;
- I, Informato: chi va tenuto al corrente dopo.
| Attività | R | A | C | I |
|---|---|---|---|---|
| Concept creativo | Art director | Direttore creativo | Copywriter, graphic designer | Team di progetto |
| Ricerca di mercato | Responsabile marketing | Direttore marketing | Art director | Team di progetto |
| Bozzetti | Graphic designer | Art director | Copywriter | Team di progetto |
| Prototipo | Sviluppatore web | Art director | Responsabile marketing | Team di progetto |
| Test e revisione | Team di progetto | Direttore creativo | Cliente | — |
Tre controlli veloci: ogni riga ha una sola A; ogni riga ha almeno una R; le C non sono così tante da paralizzare tutto. E un avvertimento: la RACI è un punto di partenza, non una gabbia. Chiarisce i ruoli, ma deve lasciare spazio all’autonomia e adattarsi quando il progetto cambia.
Le asimmetrie informative
Si ha un’asimmetria informativa quando una parte sa più di un’altra: il cliente più del fornitore, il manager più del team, un reparto più di un altro. Possono essere verticali, tra livelli gerarchici, o orizzontali, tra persone o reparti allo stesso livello. Non sono sempre un problema; lo diventano quando generano sfiducia, opportunismi, errori.
Dentro il team non serve che tutti sappiano tutto. Serve che ognuno abbia sempre chiari quattro punti:
- lo stato generale del progetto;
- lo stato delle attività in cui è coinvolto;
- ogni cambiamento che può ricadere, anche più avanti, sul suo lavoro;
- chi fa che cosa.
Con il cliente, le asimmetrie si riducono condividendo informazioni complete e aggiornate su tempi, costi, rischi e modifiche; usando un linguaggio comprensibile, senza gergo; stabilendo report regolari, calibrati su che cosa serve davvero a chi li legge; coinvolgendolo nelle decisioni che lo riguardano.
Gerarchie, sistemi e persone
«Gerarchia» è una parola che ha preso un’accezione negativa, ma non è necessariamente così. Donella Meadows, in Pensare per sistemi, la descrive come il modo in cui ogni sistema complesso si organizza in sottosistemi: lo scopo originario di una gerarchia è aiutare le sue parti a fare meglio il proprio lavoro. I problemi nascono quando gli obiettivi di una parte prendono il sopravvento su quelli dell’insieme: è quella che Meadows chiama sub-ottimizzazione.
Nei progetti succede continuamente: il reparto che difende il proprio budget a scapito del risultato, il fornitore che ottimizza la propria consegna e non quella comune. La risposta è l’equilibrio: abbastanza coordinamento verso l’obiettivo comune, abbastanza autonomia perché ogni parte possa funzionare bene.
Con gli stakeholder difficili
Quando dal lato del cliente arrivano molte persone, e qualcuna è difficile, aiuta assegnare a ogni persona del cliente un riferimento dell’agenzia, che la segua e ne raccolga umori e richieste. Il PM resta libero di tenere d’occhio il clima generale e di intervenire dove serve.
Le domande giuste
- Chi decide davvero, dal lato del cliente? E chi può bloccare tutto?
- C’è qualcuno con molto potere che sto tenendo poco informato?
- Ogni attività ha un solo approvatore?
- Ognuno nel team sa che cosa cambia, per il suo lavoro, dopo l’ultima decisione?
- Quale parte del progetto sta ottimizzando il proprio risultato a scapito di quello comune?
Nel libro
Collabora sempre con colleghi e clienti / Questa è la ricetta per progetti eccellenti.
Edgar, p. 22
Nella Sfida dell’erede il fallimento nasce dalla frammentazione: quattro cugini, tre fazioni, nessuna visione comune. In Extreme Team building, con il cliente più difficile dell’agenzia in arrivo, Lisa assegna a ogni persona del suo team una persona del cliente da seguire.
Nessun progetto si fa da soli La marcatura a uomo Caso 01 · La sfida dell’erede Caso 08 · Extreme Team building
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